Tentativi di Evasione Vol 2 (Rilegato Colori)

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E se la storia della modernità fosse una gigantesca detective story? E se qualcuno avesse rubato qualcosa di essenziale all’essere umano e noi non ce ne fossimo nemmeno accorti?

La scena del crimine è la civiltà moderna. Gli indizi sono disseminati lungo secoli di storia: nei poeti del Rinascimento, nei filosofi scettici, negli artisti maledetti, negli scienziati, nei medici, negli economisti e persino nei laboratori della statistica. Qualcosa è successo. Qualcosa si è rotto. Da Dante e Petrarca, che inaugurano la nascita dell’interiorità moderna, fino alla rivoluzione metodologica di Francesco Bacone, che promette di liberare l’umanità grazie al metodo scientifico, la modernità appare come una sequenza di grandi tentativi di evasione: evadere dall’autorità, dalla tradizione, dal destino, dalla sofferenza, persino dalla morte.

Ma ogni evasione produce una nuova prigione. L’indagine attraversa le epoche come in una lunga inchiesta: l’umanesimo italiano, la nascita dell’Io moderno, le rivoluzioni politiche, l’industrializzazione, le droghe della modernità, la statistica, la medicina scientifica, la tecnocrazia contemporanea. A ogni passo emerge un paradosso: gli strumenti inventati per liberare l’uomo finiscono spesso per disciplinarlo, standardizzarlo e governarlo. Il sospetto cresce. Forse il problema non è la scienza. Forse il problema è l’illusione di una conoscenza impersonale. Quando la conoscenza diventa puramente tecnica e statistica, quando il sapere pretende di cancellare il ruolo dell’esperienza, dell’intuizione e del giudizio umano, qualcosa di fondamentale scompare. La medicina, la politica, l’economia e perfino l’intelligenza artificiale iniziano a funzionare come gigantesche macchine di gestione delle popolazioni.

È qui che entrano in scena i veri protagonisti dell’indagine. Il filosofo della scienza Michael Polanyi, che ricorda che ogni conoscenza è personale e radicata nell’esperienza vissuta e
Il neuroscienziato Iain McGilchrist, che mostra come la civiltà occidentale sia dominata da una forma di razionalità riduttiva. Gli studiosi del gioco e della cultura come Gadamer e Huizinga, che rivelano come il sapere umano nasca da processi interpretativi, simbolici e ludici, non da semplici procedure meccaniche. E infine compare una figura sorprendente: il medico-detective. Non il medico burocratico delle linee guida. Non il tecnico che applica protocolli statistici. Ma il clinico capace di leggere il caso singolare come un investigatore legge la scena di un delitto: osservando indizi, interpretando segni, usando esperienza, immaginazione e responsabilità personale. Nel mondo contemporaneo dominato da algoritmi, modelli predittivi e protocolli standardizzati, questa figura sembra scomparsa. Eppure, proprio oggi il medico eccellente è  più necessario che mai.

E se la storia della modernità fosse una gigantesca detective story? E se qualcuno avesse rubato qualcosa di essenziale all’essere umano e noi non ce ne fossimo nemmeno accorti?

La scena del crimine è la civiltà moderna. Gli indizi sono disseminati lungo secoli di storia: nei poeti del Rinascimento, nei filosofi scettici, negli artisti maledetti, negli scienziati, nei medici, negli economisti e persino nei laboratori della statistica. Qualcosa è successo. Qualcosa si è rotto. Da Dante e Petrarca, che inaugurano la nascita dell’interiorità moderna, fino alla rivoluzione metodologica di Francesco Bacone, che promette di liberare l’umanità grazie al metodo scientifico, la modernità appare come una sequenza di grandi tentativi di evasione: evadere dall’autorità, dalla tradizione, dal destino, dalla sofferenza, persino dalla morte.

Ma ogni evasione produce una nuova prigione. L’indagine attraversa le epoche come in una lunga inchiesta: l’umanesimo italiano, la nascita dell’Io moderno, le rivoluzioni politiche, l’industrializzazione, le droghe della modernità, la statistica, la medicina scientifica, la tecnocrazia contemporanea. A ogni passo emerge un paradosso: gli strumenti inventati per liberare l’uomo finiscono spesso per disciplinarlo, standardizzarlo e governarlo. Il sospetto cresce. Forse il problema non è la scienza. Forse il problema è l’illusione di una conoscenza impersonale. Quando la conoscenza diventa puramente tecnica e statistica, quando il sapere pretende di cancellare il ruolo dell’esperienza, dell’intuizione e del giudizio umano, qualcosa di fondamentale scompare. La medicina, la politica, l’economia e perfino l’intelligenza artificiale iniziano a funzionare come gigantesche macchine di gestione delle popolazioni.

È qui che entrano in scena i veri protagonisti dell’indagine. Il filosofo della scienza Michael Polanyi, che ricorda che ogni conoscenza è personale e radicata nell’esperienza vissuta e
Il neuroscienziato Iain McGilchrist, che mostra come la civiltà occidentale sia dominata da una forma di razionalità riduttiva. Gli studiosi del gioco e della cultura come Gadamer e Huizinga, che rivelano come il sapere umano nasca da processi interpretativi, simbolici e ludici, non da semplici procedure meccaniche. E infine compare una figura sorprendente: il medico-detective. Non il medico burocratico delle linee guida. Non il tecnico che applica protocolli statistici. Ma il clinico capace di leggere il caso singolare come un investigatore legge la scena di un delitto: osservando indizi, interpretando segni, usando esperienza, immaginazione e responsabilità personale. Nel mondo contemporaneo dominato da algoritmi, modelli predittivi e protocolli standardizzati, questa figura sembra scomparsa. Eppure, proprio oggi il medico eccellente è  più necessario che mai.

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