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Chi guida davvero la medicina e le nostre scelte di salute? In un mondo dominato dai numeri, dai protocolli e dagli algoritmi, il secondo volume de Il Cieco che guida i Ciechi ci accompagna in un viaggio affilato e visionario dentro i meccanismi invisibili della medicina empirista, della statistica frequentista e della nuova biopolitica algoritmica. Beppe Rocca e Giulia Garaffo svelano come l’uomo medio-mediocre di Adolphe Quetelet sia diventato il vero sovrano della modernità: non un individuo pensante, ma una media statistica, una figura astratta che si è insediata nei modelli epidemiologici, nelle linee guida cliniche, nei sondaggi e ora anche nei chatbot. Da Francis Galton a Ronald Fisher, da Vannevar Bush al Progetto Manhattan, passando per la Fondazione Rockefeller, il libro analizza il trionfo di una ricerca che ha rinunciato all’intelligenza per affidarsi all’obbedienza metodologica. In questo paesaggio popolato da esperti improvvisati e opinion leader sponsorizzati, le decisioni politiche e sanitarie non sono più il frutto di verità condivise ma di associazioni statistiche confezionate per sembrare causali. Ma il cuore del libro pulsa in una domanda radicale: cosa succede quando a generare l’opinione pubblica sono i pappagalli stocastici dell’intelligenza artificiale? I chatbot come ChatGPT non comprendono ciò che dicono, ma ripetono correlazioni apprese, plasmandosi su un sapere già egemonico, coloniale, occidentale. Così facendo, non solo replicano i pregiudizi impliciti dei loro dati di addestramento, ma diventano strumenti ideali di governance biopolitica: creano consenso, semplificano la complessità, sostituiscono la clinica con il dato, l’esperienza con l’output. Nel dialogo tra medicina, filosofia e storia della scienza, il testo propone una riflessione critica urgente: in che modo i modelli linguistici di massa (LLM) e i protocolli statistici possono coesistere con una medicina dell’individuo, della storia, della sofferenza concreta? È possibile difendere l’arte medica da un mondo che la vorrebbe completamente automatizzata? Attraverso una narrazione intensa, ironica e documentata, Il Cieco che guida i Ciechi non è solo un libro: è un atto di resistenza culturale contro la dissoluzione dell’intelligenza nella ripetizione, dell’autenticità nella verosimiglianza, dell’essere umano nella variabile aleatoria. Un invito a riscoprire la cura di sé non come protocollo, ma come arte, come biografia, come gesto libero e responsabile.
Chi guida davvero la medicina e le nostre scelte di salute? In un mondo dominato dai numeri, dai protocolli e dagli algoritmi, il secondo volume de Il Cieco che guida i Ciechi ci accompagna in un viaggio affilato e visionario dentro i meccanismi invisibili della medicina empirista, della statistica frequentista e della nuova biopolitica algoritmica. Beppe Rocca e Giulia Garaffo svelano come l’uomo medio-mediocre di Adolphe Quetelet sia diventato il vero sovrano della modernità: non un individuo pensante, ma una media statistica, una figura astratta che si è insediata nei modelli epidemiologici, nelle linee guida cliniche, nei sondaggi e ora anche nei chatbot. Da Francis Galton a Ronald Fisher, da Vannevar Bush al Progetto Manhattan, passando per la Fondazione Rockefeller, il libro analizza il trionfo di una ricerca che ha rinunciato all’intelligenza per affidarsi all’obbedienza metodologica. In questo paesaggio popolato da esperti improvvisati e opinion leader sponsorizzati, le decisioni politiche e sanitarie non sono più il frutto di verità condivise ma di associazioni statistiche confezionate per sembrare causali. Ma il cuore del libro pulsa in una domanda radicale: cosa succede quando a generare l’opinione pubblica sono i pappagalli stocastici dell’intelligenza artificiale? I chatbot come ChatGPT non comprendono ciò che dicono, ma ripetono correlazioni apprese, plasmandosi su un sapere già egemonico, coloniale, occidentale. Così facendo, non solo replicano i pregiudizi impliciti dei loro dati di addestramento, ma diventano strumenti ideali di governance biopolitica: creano consenso, semplificano la complessità, sostituiscono la clinica con il dato, l’esperienza con l’output. Nel dialogo tra medicina, filosofia e storia della scienza, il testo propone una riflessione critica urgente: in che modo i modelli linguistici di massa (LLM) e i protocolli statistici possono coesistere con una medicina dell’individuo, della storia, della sofferenza concreta? È possibile difendere l’arte medica da un mondo che la vorrebbe completamente automatizzata? Attraverso una narrazione intensa, ironica e documentata, Il Cieco che guida i Ciechi non è solo un libro: è un atto di resistenza culturale contro la dissoluzione dell’intelligenza nella ripetizione, dell’autenticità nella verosimiglianza, dell’essere umano nella variabile aleatoria. Un invito a riscoprire la cura di sé non come protocollo, ma come arte, come biografia, come gesto libero e responsabile
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