La riscoperta scientifica del digiuno

Il Digiuno come potente tecnica terapeutica

Leonardo da Vinci – San Girolamo – Musei Vaticani
Notate l’immagine del leone che rappresenta la fame di chi vuole digiunare senza ricorrere all’effetto saziante dei grassi

Innanzitutto vorrei chiarire che digiuno by design significa applicare cicli di digiuno di durata e con periodicità fondata su solide basi scientifiche e non ha niente a che fare con il digiuno inteso come pratica religiosa, mistica, alternativa o New Age.

Storicamente, si tratta semplicemente di accantonare per un attimo il tabù contro il digiuno emerso dopo la Seconda Guerra Mondiale, soprattutto dall’esperienza devastante dell’Olocausto, gli inverni della fame dei Paesi Bassi e della Norvegia nell’Autunno del 1944-45, la tessera per il pane e lo zucchero dei tempi di guerra, o la fame nel mondo fotografata da Sebastiao Salgado.

Il Digiuno come antropotecnica terapeutica

Il digiuno è stato considerato da molti medici una tecnica terapeutica e uno strumento di prevenzione e di cura efficacissimo a partire da Ippocrate. [1]

Chi ha il terrore del digiuno, e pensa di morire se prova a digiunare, dovrebbe leggere Un Digiunatore di Kafka, [2]così scoprirebbe che è stata l’industria alimentare a finanziare una campagna mediatica di demonizzazione del digiuno solo negli ultimi settant’anni.

Nel 1800 esistevano dei digiunatori di professione. Si trattava di persone che per guadagnarsi da vivere, digiunavano nelle fiere di paese e nei circhi, raccogliendo l’ammirazione di tutti e laute offerte in denaro o dai proventi delle scommesse.

È stata l’esperienza della fame, durante le due guerre mondiali a demonizzare il digiuno, e a sostituire il digiunatore con una tigrenei circhi equestri del dopoguerra.

Chi non si accontenta di Kafka e dei racconti dei letterati e vuole delle dimostrazioni scientifiche che il digiuno è sicuro ed è un potente strumento terapeutico, può leggere qualcuno dei libri e dei rendiconti scientifici pubblicati sull’argomento tra la fine dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento.

Gli antropologi hanno scoperto che l’uomo è molto adatto ad attraversare periodi anche prolungati di digiuno. 

Ciò non dovrebbe stupirci. Pensiamo ancora una volta all’uomo Paleolitico: quante volte il branco di animali su cui basava la nutrizione dell’intera tribù si esauriva, o migrava, e si trattava di sopravvivere e di  cacciare fino a tempi migliori?

L’Antropologia Fisica non ha solo scoperto che l’uomo è molto adatto a periodi anche prolungati di digiuno, ma è addirittura poco adatto a periodi prolungati di eccesso alimentare.

In pratica, il nostro metabolismo sarebbe molto più adatto a sopravvivere a digiuni periodici e carestie che a vivere in un ufficio e mangiare 3-5 volte al giorno, senza fare alcun esercizio fisico.

Io penso che la capacità di adattarci con successo a periodi prolungati di digiuno non sia una eredità del Paleolitico, ma abbia origine più remote nella preistoria di tutte le forme viventi (torneremo più avanti su questa idea).

Studi Scientifici sul Digiuno

Mi ha fatto molto piacere scoprire che uno dei primi detective che ha studiato scientificamente il digiuno prolungato è stato un italiano: il professor Luciani di Firenze. [3]

Nella primavera del 1888 egli pubblicò un rendiconto dettagliato del digiuno prolungato di un digiunatore di professione di nome Succi, che negli anni successivi sarà sottoposto, dietro lauto compenso, a studi sul digiuno in molti laboratori di Università europee e americane.

Ma senza dubbio, se volete avere le prove che il digiuno prolungato (oltre 31 giorni, poi sono finiti i soldi, altrimenti Succi avrebbe continuato a digiunare) è sicuro e fattibile, dovreste leggere lo studio classico del fisiologo americano Francis Gano Benedict del 1911 in cui il digiunatore è un farmacista di Cipro di nome Levanzin. [4]

Levanzin scrive sul balcone, come sua abitudine, durante i 31 giorni di digiuno.

Questo libro riporta i risultati di tutta la letteratura scientifica precedente sul digiuno ed è una miniera di esami del sangue, test fisiologici, dati spirometrici, misure calorimetriche, test cognitivi, misurazioni percettive, valutazioni psichiatriche e impressioni soggettive sull’esperienza personale di Succi, nel miglior stile positivista dell’Ottocento.

George Cahill

Dalle 432 pagine di dati e di tabelle di Benedict è partito quello che io ritengo il più grande collega medico e ricercatore-detective sul digiuno del Ventesimo secolo: il collega internista e biochimico di Harvard George Cahill.

Nei libri che ho scritto, e sto scrivendo sul cancro [5]applico la classificazione dei 5 stadi del digiuno e le scoperte affascinanti sui chetoni di George Cahill. [6]    

Chi ha riscoperto il Digiuno?

I non addetti ai lavori o detective e ricercatori di professione a questo punto potrebbero chiedere: perché dovrebbe interessarci riscoprire l’esperienza del digiuno?

Questa volta, non sono stati gli antropologi, ma i ricercatori nel campo dell’Agingquella che io chiamo Arte di Invecchiare a fornire la sorprendente risposta.

Si tratta di una nuova disciplina che studia le basi biologiche dell’invecchiamento con l’obiettivo di ridurre l’incidenza delle malattie legate all’età, e perché no, aumentare la durata della vita.

A partire dagli anni Settanta, essi fecero alcune scoperte a dir poco sorprendenti.

Innanzitutto, superato lo shock del primo dopoguerra, alcuni ricercatori decisero di analizzare gli effetti che la privazione di cibo e il digiuno durante le due guerre mondiali hanno avuto sulla salute delle persone.

Riflessi emotivi, cattivi ricordi e senso comune, ci porterebbero a credere che la restrizione calorica e il digiuno di milioni di persone durante le guerre causano danni incredibili alla salute.

Ma le informazioni dettagliate di cui disponiamo dimostrano esattamente l’opposto.

Come potete vedere chiaramente dalla diapositiva seguente, gli anni in cui il consumo di zuccheri nella popolazione civile è crollato, sono associati a una riduzione netta della mortalità per diabete e effetti analoghi si osservano per le malattie cardiovascolari, le neurodegenerative, il cancro e i ricoveri per disturbi mentali.

Riduzione drammatica della mortalità per effetto della riduzione degli zuccheri durante gli anni di guerra

I ricercatori decisero di verificare in modelli di laboratorio gli effetti della restrizione calorica e del digiuno sulla prevenzione delle malattie e la durata della vita. [7]

I risultati furono a dir poco sconvolgenti.

Un topolino che mangia a volontà, vive in  media 35 mesi (curva verde).

Se gli diamo da mangiare una dieta di qualità (bilanciata nella percentuale di zuccheri, proteine e grassi, con tutte le vitamine, minerali, micronutrienti… ) ma riduciamo le calorie del 25%, il topolino vive 43 mesi! (curva azzurra)

Se riduciamo le calorie del 55% vive 53 mesi (curva viola), e se ci spingiamo a ridurre le calorie del 65% vive 55 mesi (curva rossa).

Ulteriori restrizioni sono pericolose.

Aumento della durata della vita in topolini sottoposti a restrizione calorica

Se estrapoliamo i dati dal topolino, che vive in media 35 mesi, a noi, che viviamo in media, diciamo 80 anni, otteniamo il grafico sconvolgente che segue.

È vero che viviamo 150 anni se dimezziamo la quantità di calorie che mangiamo?

No. Non è vero!

Che cosa è vero?

È vero che la restrizione calorica e il digiuno allungano la durata della vita in moltissime specie viventi e possono raddoppiarla in alcuni organismi molto più semplici di noi

È vero che la restrizione calorica e il digiuno riducono in modo spettacolare l’incidenza di moltissime malattie associate a invecchiamento che sono epidemiche nei paesi occidentali

Allungamento della vita previsto estrapolando all’uomo i dati ottenuti nel topolino

È vero che cicli periodici di digiuno by design sono lo strumento terapeutico più potente per prevenire e curare moltissime malattie e disturbi oggi epidemici in tutti i paesi industrializzati.

Le ricerche dei ricercatori più famosi nel campo dell’invecchiamento, l’italiano Valter Longo (che ovviamente vive e fa ricerca in California) e l’americano della John Hopkins Mark Mattson [8]ci hanno permesso di scoprire la lista degli effetti fisiologici del digiuno riportata in figura

Digiuno, Arte di Vivere e Arte di Invecchiare

Negli ultimi anni sono aumentate le indicazioni e le applicazioni terapeutiche del digiuno (lista parziale) riportate nella figura seguente.

Più recentemente Mark Mattson ha ipotizzato, in una review illuminante, l’importanza dello switch metabolico nel passaggio tra un ciclo di digiuno e il ritorno all’alimentazione di base, come colonna per la prevenzione dell’invecchiamento cerebrale. [9]

Digiuno e Cancro

Mi permetto di riportare un breve estratto del dialogo tra Giulia e Ippocrate a proposito degli effetti di cicli di digiuno by design nella prevenzione e terapia metabolica del cancro dal libro Partita a Scacchi con il Cancro[10]

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Cicli Brevi di digiuno

Ippocrate Per rendere più agevole il confronto tra i tre tipi di interventi nutrizionali che sono stati sperimentati recentemente contro il cancro (restrizione caloriche, diete chetogeniche e cicli di digiuno), userò lo stesso formato standard di esposizione: [11]

  1. Riduzione delle calorie 

IppocratePurtroppo in questa categoria sono finiti sia gli studi basati su brevi cicli di digiuno vero (astinenza da tutti gli alimenti calorici eccetto l’acqua e il concetto del tutto americano e fantastico di diete che imitano il digiuno

Noi non crediamo che sia possibile imitare lo stato e gli stadi metabolici del digiuno descritti da  George Cahill e tutti gli studi classici sul digiuno. Ci sembra una operazione di marketing e uno stratagemma retorico che rischia di diluire e far cadere nel ridicolo tutta la ricerca seria sulle applicazioni del digiuno come la mossa chiave nella partita a scacchi contro il cancro. 

Avendo imparato da Peter Sloderdijk che il cinismo ci orienta inevitabilmente verso una sterile carriera di risentiti, [12]Giulia ed io, abbiamo deciso di adottare l’atteggiamento di medici detective, [13]curiosi di scoprire che cosa succede se applichiamo seriamente le conoscenze emerse dagli esperimenti e le terapie classiche con il digiuno prolungato e di ignorarela fisiopatologia fantasticadelle diete che dovrebbero imitare il digiunoe la confusione dilettantesca dei ricercatori empiristi che si sono illusi di sconfiggere il cancro con il digiuno a giorni alterni o di durata così breve da non attivare in modo significativo lo switch chetogenico che dagli studi di Cahill emerge come uno dei pilastri alla base degli effetti terapeutici del digiuno prolungato. [14]

Alcuni ricercatori si sono resi conto benissimo che un digiuno breve, di meno di 2 giorni, senza lo switch chetogenico, non è efficace nel prevenire i danni al DNA dei tessuti sani e per migliorare la qualità della vita dei malati durante la chemioterapia. [15]

Tuttavia molti ricercatori, che non hanno mai sperimentato di persona la facilità di praticare il digiuno prolungato se si adotta in via preliminare uno stile di vita chetogenico (è il tema della nostra seconda mossa contro il cancro, che affronteremo nel prossimo capitolo), e non si rientra nel gruppo degli empiristi dilettanti credono che il digiuno prolungato non sia una tecnica praticabile.

Molti pensano addirittura che sia pericoloso!

GiuliaLe industrie alimentari e i ministeri dell’Agricoltura sono stati molto bravi a demonizzare il digiuno, valendosi anche delle esperienze traumatiche della Seconda Guerra Mondiale.

Ippocrate Altri, con una strategia tipicamente americana, confondono la ricerca scientifica con il marketing e il bisogno di ottenere dai politici visibilità e finanziamenti e stanno cercando di trasformare anche il digiuno in una merce con cui si possono fare profitti.

GiuliaInfatti hanno inventato delle grottesche panacee degne di un alchimista, delle vere e proprie pozioni magicheche mescolando da 300 a 1100 Kcal di proteine e grassi dovrebbero trasmutarsi in oro.

Grazie ai super poteri di una fisiopatologia fantastica, queste pozioni magiche sarebbero in grado (sic) di ricreare molti degli effetti metabolici e fisiologici del digiuno classico. [16] 

Dottor JekyllScusate se mi intrometto, ma non vi sembra un esempio didattico della radicale ambiguità dell’uomo e di tutte le tecnologie che esso inventa!

Dovreste rileggere le mie riflessioni a questo riguardo nell’ultimo capitolo di Dottor Jekyll e mister Hydein cui il mio autore mi ha concesso gentilmente tutto lo spazio e le pagine che mi servivano per approfondire questo problema, sapendo che mi impediva di dormire la notte. [17] 

Ippocrate Nelle sperimentazioni recenti pubblicate in letteratura, qual è la durata del digiuno e a quali intervalli i cicli sono stati ripetuti?

GiuliaDi solito i cicli di digiuno sono stati ripetuti ogni 3-4 settimane (circa un ciclo di digiuno al mese) e ogni periodo di digiuno è durato da 1 a 5 giorni.

In molti casi non si è neppure raggiunto lo switch chetogenico.

A complicare ulteriormente l’interpretazione dei risultati, molti di questi cicli di digiuno sono stati praticati in previsione o durante cicli di chemioterapia. [18]

Ippocrate Trovo grottesco che nel Ventunesimo secolo dei ricercatori si pongano il problema della sicurezza di periodi prolungati di digiuno.

Oggi molti ricercatori, cresciuti nella tradizione empirista di lingua inglese, non hanno una formazione storica.

Se avessero memoria e senso della determinazione storica, avrebbero riletto la montagna di libri, di pubblicazioni, di studi calorimetrici su digiunatori di professione, digiuni terapeutici e ogni forma e stile di digiuno che sono stati praticati prima della fine della Seconda Guerra Mondiale.

Poi il digiunatore di professione, anche nelle fiere di paese e  nei circhi, è stato sostituito dalle tigri! [19]

Quindi non mi stupisce e non penso sia una scoperta particolarmente sorprendente che periodi anche prolungati di digiuno sono assolutamente sicuri!

Da secoli abbiamo scoperto che nei momenti di difficoltà è molto più salutare digiunare che abbuffarsi o attaccarsi alla bottiglia, come vediamo fare regolarmente nei film Hard Boileddella tradizione empirista americana. [20]

Se sei d’accordo, dedicherei una sezione specifica alla possibilità e ai risultati delle ricerche e delle sperimentazioni in cui il digiuno è stato associato alle terapie tradizionali del cancro, cioè alla chirurgia, radioterapia, chemioterapia classica e terapie alle biologiche più recenti. 

Giulia Hai ragione, penso si tratti di una strategia molto importante, che merita una sezione specifica

  1. Composizione 

Ippocrate È comico.

Io sono abituato a pensare al digiuno come a un periodo di durata superiore a 2 giorni (deve attivare lo switch chetogenico) in cui non mangi nessun alimento calorico. Puoi solo ingerire la verdura di stagione che preferisci, condita con una dose generosa di sale, bevendo acqua quando hai sete, che puoi sostituire con caffè, tè o tisane non zuccherate di tuo gradimento.

Giulia ed io, non pratichiamo il digiuno come una forma di rinuncia o perché pensiamo di essere strumenti nelle mani di Dio.

Non siamo eremiti del deserto, rabbini, buddisti Zen, monaci o suore, frati, padri della chiesa, romantici o salutisti della New Age… 

Siamo due medici detective che vogliono approfondire gli effetti metabolici e biologici del digiuno prolungato by design, praticato come una performance, un tipo di esercizio metodico, una forma di arte. [21]

Senza dubbio la consideriamo la prima mossa, l’apertura chiave in una partita a scacchi contro il cancro. [22]

Poi leggo la letteratura scientifica… le pubblicazioni dei ricercatori empiristi americani, frutto della confusione tra ricerca scientifica, political correctness(mai inimicarsi i politici e l’elettorato), e supermercato della salute orientato al profitto, e scopro che grazie ad acrobatici esercizi di retorica e di eristica, nel digiuno possiamo far rientrare: le diete vegane, l’ingestione di basse dosi di proteine e di aminoacidi, le diete a basso contenuto di zucchero (non è necessario leggere Atkins e capire che si devono abbattere gli zuccheri), l’ingestione di grassi di origine vegetale… e per far piacere ai colleghi delle Parafarmacie e delle CAM (Medicine Complementari e Alternative) anche gli integratori alimentari. [23]

GiuliaScusa… ma non abbiamo deciso che in futuro non saremo più né cinici né risentiti!

Mi sembra di cogliere non poca ironia e cinismo in queste tue riflessioni!

Ippocrate Hai ragione, devo imparare a controllarmi…

Ma vedi: gli ignoranti sono sempre esistiti, e non avere avuto la possibilità di formarsi adeguatamente è un problema universale di cui molti non hanno colpa, perché non hanno mai avuto l’opportunità e gli stimoli per migliorarsi.

Viceversa, quando persone intelligenti, capaci di scrivere grandi lavori sulla più grandi riviste scientifiche delle scienze di base, si mettono a vendere collanine di vetro ai primitive delle colonie… mi parte un embolo, come diresti tu, e non riesco a trattenermi! 

  • Durata e periodicità

GiuliaLa durata del digiuno nelle sperimentazioni pubblicate è troppo breve: da 1 a 5 giorni, e spesso non attiva lo switch chetogenico che noi riteniamo un elemento chiave. [24]

Di solito si tratta di 1 ciclo al mese

Ippocrate Torneremo su questi aspetti in modo specifico nella sintesi conclusiva di questo capitolo. 

  • Riduzione di IGF1 nell’uomo

GiuliaMolto probabilmente GH e IGF1 aumentano solo transitoriamente, nelle fasi iniziali del digiuno (forse per difenderci dalle infezioni) e quindi si ottiene una riduzione di IGF1 nell’uomo, anche con un digiuno di breve durata, spesso già nei primi 2 giorni.

Ippocrate Ovviamente, anche in questo caso, la riduzione di IGF1 diventa un’arma strategica contro il cancro solo nel digiuno prolungato e associata allo switch chetogenico. 

  • Riduzione della glicemia nell’uomo

GiuliaLa glicemia si riduce a livelli attorno a 80-90 mg/dL durante il primo giorno, attorno a 70-80 il secondo giorno, e si avvicina a 50-60 solo nel digiuno prolungato.

Nelle persone con iperinsulinemia e resistenza insulinica, che oggi sono una grande percentuale dei malati di cancro, la glicemia non si riduce in modo significativo, se non si pratica un digiuno molto prolungato nel tempo.

Ippocrate Mi sembra evidente, alla luce dell’analisi dettagliata del metabolismo delle cellule neoplastiche, che il nostro obiettivo è abbattere il più possibile i livelli di glicemia.

Questo è possibile solo se il cervello è già adattato a bruciare prioritariamente corpi chetonici, come avviene nel digiuno prolungato, dopo lo switch chetogenico.

Non è possibile abbattere i livelli della glicemia e illudersi di far morire di fameil cancro senza ricorrere all’aiuto dei chetoni.

  • Aumento dei chetoni nell’uomo

GiuliaI chetoni aumentano solo nel digiuno prolungato, a partire dal quarto stadio di George Cahill e subiscono una vera e propria impennata.

Ippocrate Ecco perché riteniamo un digiuno breve (meno di 3 giorni) una mossa da dilettanti, del tutto inutile in una partita a scacchi con il cancro.

I chetoni aumentano esponenzialmente e raggiungono livelli superiori a 5 mmol/L solo dopo almeno 3 giorni di digiuno classico.

GiuliaAttenzione: il diavolo si nasconde nei dettagli.

Se hai adottato lo stile di vita di cui parleremo nella seconda e terza mossa della nostra partita a scacchi contro il cancro (stile di vita chetogenico, attività fisica aerobica regolare) potrai attivare lo switch chetogenico già dopo 12 o 24 ore di digiuno… non dovrai aspettare 3 giorni!

Torneremo nel prossimo capitolo su questo dettaglio strategico cruciale, completamente ignorato dagli oncologi e dai medici dello sport.

In molte delle sperimentazioni pubblicate il livello dei chetoni non ha mai superato 1 mmol/L e quindi è rimasto a livelli molto inferiori alle loro vere potenzialità preventive e terapeutiche nel cancro.

  • Localizzazione degli effetti rigenerativi

GiuliaMalgrado la breve durata dei cicli e la concezione spesso fantasticadel digiuno applicata da molti ricercatori nei protocolli di ricerca, il digiuno si è confermato capace di rigenerare molti sistemi fisiologici delle cellule sane: [25]

  • Ipotalamo e sistema nervoso centrale
  • Sistema ematopoietico
  • Sistema delle cellule staminali degli epiteli
  • Muscolo cardiaco e muscolo scheletrico
  • Beta cellule del pancreas (dati nel topo) 
  • Protezione dalla tossicità della chemioterapia

GiuliaAnche in questo caso, il digiuno si è dimostrato capace di ridurre i danni del DNA da chemioterapia in modelli nel ratto e analizzando i leucociti dei malati. [26]

  • Effetti terapeutici dello switch digiuno-rialimentazione

GiuliaUna ipotesi affascinante, che dobbiamo approfondire, avendo scelto il digiuno come la nostra prima mossa contro il cancro è che parte degli effetti terapeutici e salutari si ottengono non solo durante il digiuno, o lo stile nutrizionale di base, ma che sia lo switchtra il digiuno e la ripresa dell’alimentazione di base a danneggiare le cellule del cancro avvantaggiando le cellule sane. [27]

In pratica avviene un cambiamento radicale dello scenario, dai bombardamenti, il suicidio delle cellule malate, il cannibalismo del digiuno e l’alba della rinascita e della rigenerazione a cui da il via la rialimentazione.

Ippocrate Se mi permetti una metafora: una sorta di ricostruzione post bellica.

Si tratta di un effetto terapeutico dello Switchche il grande esperto dell’Arte di Invecchiare, Mark Mattson consiglia come strategia contro l’invecchiamento cerebrale! [28]


Perchè il digiuno aumenta l’efficienza del cervello

Ovviamente l’effetto switch non si verifica con la restrizione calorica o le diete chetogeniche di lungo periodo.

Bibliografia


[1]Beppe Rocca, and Giulia. Garaffo. 2019. Intervista Con Ippocrate. Independently Published con Amazon KDP.

[2]Kafka, F. 2012. Tutti i Romanzi, i Racconti, Pensieri e Aforismi. Newton Compton Editori. 

[3]Luciani, L. 1889. Fisiologia Del Digiuno. Pubblicazioni Del R. Istituto Di Studi Superiori Pratici e Di Perfezionamento in Firenze. Coi tipi dei successori Le Monnier. https://books.google.it/books?id=NTnqmZMnR5EC.

[4]Benedict, F G. 2006. A Study of Prolonged Fasting. Kessinger Publishing. Il libro originale è del 1911 e lo trovate gratuitamente in Google books. https://books.google.it/books?id=wMqQbHcbNCkC.

[5]Beppe Rocca and Giulia Garaffo. 2019. Nella Trappola Del Cancro. Independently Published con Amazon KDP.

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[19]Una riflessione enigmatica sulle potenzialità e le ambivalenze del digiuno si trova nel racconto breve Un digiunatore Kafka, F. 2012. Tutti i Romanzi, i Racconti, Pensieri e Aforismi. Newton Compton Editori. 

[20]Beppe Rocca, and Giulia. Garaffo. 2019.Intervista Con Ippocrate. Independently Published con Amazon KDP.

[21]Sloterdijk, P. 2010. Devi Cambiare La Tua Vita. Cortina Raffaello. 

[22]Beppe Rocca, and Giulia Garaffo. 2019. Nella Trappola Del Cancro. Independently Published con Amazon KDP.

[23]Nencioni, Alessio, Irene Caffa, Salvatore Cortellino, and Valter D. Longo. 2018. Fasting and Cancer: Molecular Mechanisms and Clinical Application. Nature Reviews Cancer. https://doi.org/10.1038/s41568-018-0061-0.

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